{"status":"ok","message-type":"work","message-version":"1.0.0","message":{"indexed":{"date-parts":[[2026,2,27]],"date-time":"2026-02-27T23:01:09Z","timestamp":1772233269788,"version":"3.50.1"},"reference-count":0,"publisher":"Il Pensiero Scientifico Editore","issue":"2","content-domain":{"domain":[],"crossmark-restriction":false},"short-container-title":[],"published-print":{"date-parts":[[2012,3,1]]},"abstract":"<jats:p>La schizofrenia \u00e8 un disturbo con manifestazioni cliniche eterogenee e un decorso longitudinale spesso invalidante. Un approccio di ricerca basato sull\u2019accurata definizione delle caratteristiche cliniche, del funzionamento sociale e dei deficit cognitivi riportati dai pazienti consente una pi\u00f9 chiara definizione della malattia. Le tecniche di risonanza magnetica (RM) possono permettere di identificare indicatori biologici forti, e soprattutto quantitativamente misurabili, di sottogruppi diversi di pazienti con schizofrenia con caratteristiche simili, rendendo pi\u00f9 facilmente indagabile la componente ereditaria della malattia. La relazione tra variabili biologiche e clinico-psicosociali nei pazienti con schizofrenia viene qui descritta attraverso le osservazioni trasversali, prospettiche o longitudinali effettuate negli ultimi decenni. I pazienti con caratteristiche di malattia pi\u00f9 grave e inabilitante risultano avere un aumento di volume dei ventricoli laterali e una riduzione di volume della corteccia prefrontale, temporale e occipitale oltre che di strutture sottocorticali come i nuclei della base, il talamo e il sistema limbico. Queste caratteristiche neurobiologiche risultano anche essere predittive di un esito peggiore di malattia a lunga scadenza, come confermato da studi prospettici e longitudinali sia in popolazioni con malattia cronica, sia al primo episodio di malattia. L\u2019identificazione di sottotipi pi\u00f9 omogenei di pazienti con schizofrenia pu\u00f2 fornire un utile sviluppo della ricerca sull\u2019eziopatologia della malattia e favorire strategie di intervento clinico e riabilitativo pi\u00f9 efficaci.<\/jats:p>","DOI":"10.1708\/1069.11712","type":"journal-article","created":{"date-parts":[[2026,1,26]],"date-time":"2026-01-26T19:25:09Z","timestamp":1769455509000},"source":"Crossref","is-referenced-by-count":0,"title":["Alla ricerca di endofenotipi psicosociali nella schizofrenia: il ruolo innovativo del brain imaging"],"prefix":"10.1708","volume":"47","author":[{"given":"Nicola","family":"Dusi","sequence":"first","affiliation":[],"role":[{"role":"author","vocabulary":"crossref"}]},{"given":"Cinzia","family":"Perlini","sequence":"additional","affiliation":[],"role":[{"role":"author","vocabulary":"crossref"}]},{"given":"Marcella","family":"Bellani","sequence":"additional","affiliation":[],"role":[{"role":"author","vocabulary":"crossref"}]},{"given":"Paolo","family":"Brambilla","sequence":"additional","affiliation":[],"role":[{"role":"author","vocabulary":"crossref"}]}],"member":"55112","container-title":["Rivista di Psichiatria"],"original-title":[],"deposited":{"date-parts":[[2026,1,26]],"date-time":"2026-01-26T19:25:09Z","timestamp":1769455509000},"score":1,"resource":{"primary":{"URL":"https:\/\/www.rivistadipsichiatria.it\/articoli.php?archivio=yes&vol_id=1069&id=11712"}},"subtitle":[],"short-title":[],"issued":{"date-parts":[[2012,3,1]]},"references-count":0,"journal-issue":{"issue":"2","published-print":{"date-parts":[[2012,3,1]]}},"URL":"https:\/\/doi.org\/10.1708\/1069.11712","relation":{"is-cited-by":[{"id-type":"doi","id":"10.1007\/978-1-4939-7647-8_21","asserted-by":"object"},{"id-type":"doi","id":"10.1007\/978-3-319-27040-1_5","asserted-by":"object"}]},"ISSN":["0035-6484"],"issn-type":[{"value":"0035-6484","type":"print"}],"subject":[],"published":{"date-parts":[[2012,3,1]]}}}